Microfratture ginocchio

Microfratture

Questa tecnica è stata ideata nel 1992 da Steadman, e utilizza punte coniche con varie angolazioni che permettono di raggiungere artroscopicamente la sede della lesione. La procedura prevede una pulizia della cartilagine residua fino alla esposizione dell’osso sub-condrale sano: quindi con le punte vengono praticati 3 o 4 fori per centimetro quadrato, raggiungendo una profondità di 3-4 mm.

Tale tecnica permette di richiamare alla superficie articolare le cellule multipotenti contenute nell’osso spongioso. Queste, venute a trovarsi in ambiente articolare si differenziano in condrociti e producono matrice cartilaginea.

Le artroscopie di controllo eseguite nei pazienti trattati con tali metodiche hanno confermato che il difetto osteo-condrale era stato colmato da tessuto fibro-cartilagineo ben modellato e che dunque la continuità della superficie articolare era effettivamente ristabilita. Nonostante la fibro-cartilagine riparativa non sia equiparabile alla cartilagine jalina nativa in termini di qualità meccaniche, essa è in grado di sopportare i carichi e di distribuirli convenientemente a livello dell’intera superficie articolare.

Con questa metodica è possibile raggiungere ottimi risultati a distanza di un anno dall’intervento chirurgico, a fronte di un progressivo deterioramento dei risultati clinici con il trascorrere del tempo.

Allo stato attuale delle conoscenze si può affermare che l’indicazione specifica per le tecniche di stimolazione midollare è rappresentata dalle lesioni croniche di piccola estensione.